La Strategia
Nella strategia del monastero ebbero un ruolo centrale gli investimenti sui mulini,
utili a soddisfare il proprio fabbisogno e a generare rendita.

Quando il fabbisogno di cereali superava la capacità di produzione della zona, spesso le merci venivano importate e spesso giungevano via mare al porto di Pisa. Poi, attraverso l’Arno, erano dirette verso Firenze. Questa esigenza favorì l’identificazione della Badia come importantissimo luogo di raccolta delle derrate alimentari provenienti dallo scalo marittimo più importante della Toscana. Sotto questo aspetto il monastero costituì una vera e propria “porta” della città di Firenze.
Emerge quindi da queste note un’abbazia che somma su di sè autorevolezza morale, prestigio, intensissimi rapporti con la città, fiducia e una situazione patrimoniale in crescita per almeno un secolo, al netto delle gravi carestie. L’avvento poi delle prime gravissime carestie e della successiva peste nera (nel 1348), incise in maniera profonda sulle sorti dell’economia di Settimo, oltre che dell’Italia intera.